«Perché il contante deve restare libero». No a vincoli rigidi: è proprietà di chi lo spende, lo Stato è solo l’emittente

di , pubblicato il 01 febbraio 2013, alle ore 15:35

Articolo di di Luigi Marco Bassani docente di Storia delle Dottrine Politiche all’Università di Milano, dal “Corriere della sera” (10 settembre 2012)

La crisi travolge tutto: i nostri stili di vita, il nostro modo di ragionare e anche quello di pagare. Se i momenti critici possono diventare opportunità per ripensare il proprio vivere civile, il dibattito odierno sul contante (sul necessario freno al suo utilizzo) non lascia ben sperare. Nel 2008 l’errata valutazione del rischio sui muti concessi senza troppo badare alle garanzie creditizie produsse, a partire dall’America, uno sconquasso di dimensioni planetarie. In quel contesto un nemico fu messo alla berlina: lo speculatore. La successiva crisi europea, quella dei «debiti sovrani», ossia delle voragini di bilancio prodotte dagli Stati, ha generato l’evasore fiscale come «nemico assoluto ». Da noi il dibattito sulla crisi si sta ormai concentrando proprio su chi si sottrae agli obblighi fiscali e sul suo strumento preferito: il contante.

I commentatori — non solo Milena Gabanelli, che propone di tassare i depositi e i prelievi di contante, ma anche i più avveduti — seguono un refrain: colpendo gli evasori lo Stato incasserebbe di più, potrebbe abbassare le tasse e salvare l’economia nazionale. In breve, «se tutti pagassimo le tasse, tutti ne pagheremmo di meno». Il che, se la logica vale ancora, potrebbe essere vero se, e solo se, esistesse una soglia invalicabile alla spesa pubblica. Purtroppo questo limite oggettivo, di natura empirica o teorica, semplicemente non esiste. Individuato l’evasore quale tumore da estirpare, il bizzarro dibattito del nostro paese e la sua ancor più stravagante legislazione, stanno anche favorendo una crescita esponenziale della complessità dei mezzi di pagamento, complicando oltremodo la natura del denaro. Tutti sanno a cosa serve, ma pochi sono a conoscenza di come sia nato e di che cosa veramente sia il denaro.

Per Carl Menger l’interazione sociale di milioni di individui nel corso della storia aveva prodotto un intermediario degli scambi che tutti accettano. Ricordava il grande economista austriaco nel 1883: «Il denaro non è un’invenzione dello Stato, ma il fatto che i governi lo abbiano trattato come se esso fosse un prodotto del loro arbitrio, ha non poco contribuito a favorire gli errori sull’essenza del denaro». La moneta è ormai affare di Stato: nel 1866 il ministro Antonio Scialoja, con il «corso forzoso », obbligava tutti i cittadini a utilizzare un unico mezzo di pagamento per le loro transazioni: il contante. Con questa mossa lo Stato si insignoriva definitivamente della moneta (salvo considerare ancora gli individui proprietari a pieno titolo della valuta).

Un secolo e mezzo dopo, il cerchio si chiude: di fronte al moltiplicarsi dei mezzi di pagamento, il governo decide che ne esistono di leciti e di meno leciti. Un denaro rintracciabile (di plastica, con assegni o bonifici) può essere speso «liberamente» e un altro (contante) deve essere invece impiegato solo a piccole dosi (non abbastanza piccole, secondo la Gabanelli) e in ben modica quantità. Fino a non molti anni or sono il segreto bancario esisteva anche da noi. Pochi anni fa potevamo ritirare in banca tutto ciò che avevamo. Gli spazi di libertà economica degli individui si restringono rapidamente e senza che si innalzi un solo grido.

Oggi lo Stato è il socio occulto e di maggioranza di ogni individuo, famiglia, impresa: ovvio che voglia sapere e controllare quanto preleviamo, depositiamo, spendiamo. Molti, versati o meno nei misteri dell’economia, considerano gli incentivi all’abbandono del contante una questione di tecnica legislativa contro l’evasione. La «mozione Gabanelli », diventata legge, segnerebbe la fine degli istituti di credito per lasciar posto all’Agenzia statale per il denaro tracciabile (Asdt), ma il mito della «tracciabilità» si rivela utile anche a ben imprudenti giudizi moralistici: il contante è lo strumento di spacciatori, evasori e delinquenti. Non tutto il denaro è «sterco del demonio», ma solo quello «irrintracciabile ».

La questione non è tecnica, ma di libertà. Quando lo abbia legittimamente ottenuto, un individuo deve poter spendere il proprio denaro dove e come meglio crede. E il motivo è molto semplice: l’unico legittimo proprietario del contante non è chi lo emette, né chi ne regolamenta l’utilizzo, ma chi lo ha guadagnato.

Il BLOG di Contante Libero è uno spazio "aperto" in cui tutti i blog che aderiscono all'iniziativa CONTANTE LIBERO possono esprimere liberamente la propria "peculiare" visione sul tema. CONTANTE LIBERO non è un monolito, bensì tante realtà diverse che hanno deciso di unirsi per affrontare una specifica battaglia in comune.
  • Andrea

    Assolutamente d’accordo e’ uno degli abusi del diritto che ormai in questo paese non esiste più