Il circolo vizioso delle fantasticherie centraliste

di , pubblicato il 17 ottobre 2019, alle ore 7:59

L’amministratore delegato di Unicredit, Jean-Pierre Mustier, in qualità di presidente dell’EBF (European Banking Federation), cioè della Federazione Bancaria Europea, ha chiesto nei giorni scorsi alla BCE di imporre alle banche europee di trasferire sui conti correnti dei clienti i tassi negativi, “naturalmente escludendo  quelli dei clienti più piccoli fino a 100mila euro”.

Mustier ha sostenuto che solo così il meccanismo di trasmissione della politica monetaria della BCE potrà diventare più efficiente.

Allo stesso tempo, sempre Mustier, ha invocato l’acquisto di obbligazioni bancarie da parte della BCE, così da abbassare il costo della raccolta degli istituti e permettere a questi di diminuire il costo dei prestiti alla clientela; in tal senso, ammesso che la proposta di Mustier venga mai recepita, che queste operazioni di acquisto si traducano poi in un’abbondante offerta di credito a buon mercato per famiglie e imprese è tutto naturalmente da dimostrare.

Subito dopo, Jean-Pierre Mustier in qualità questa volta di CEO di Unicredit, ha annunciato che, a partire dal 2020, i conti correnti ben al di sopra dei 100mila euro dell’istituito di cui è a guida saranno sottoposti a tassi negativi; in tal senso, resta da capire cosa significa l’espressione “ ben al di sopra dei 100mila euro”, ma pare che dalle ultime precisazioni sarà oltre un milione di euro, e quanto sarà questo tasso negativo.

Mustier, infine, ha anche detto che i “suoi” clienti colpiti da tassi negativi verranno risarciti offrendo loro la possibilità  di ricorrere a fondi d’investimento collocati dalla banca, cioè a prodotti con commissioni basse e connessi a un obiettivo che mira ad essere non negativo; in tal senso, però, se i rendimenti del mercato obbligazionario e monetario sono in qualche misura significativamente negativi serve incrementare non di poco il rischio dei prodotti su cui si investe e pertanto non è affatto detto che la speranza combaci con il risultato finale.

E’ chiaro che le politiche monetarie ultra-accomodanti della BCE stanno facendo il loro effetto, ma come si può osservare l’effetto non è certo quello di risolvere alla radice i problemi strutturali delle sue economie, bensì quello di esasperare il ritardo nell’attuare gli opportuni interventi strutturali, in tema di rispetto del principio della concorrenza e contenimento della spesa pubblica, e contemporaneamente di aumentare l’opportunismo politico assieme al dirigismo degli Stati e dei loro agenti monetari.

La politica monetaria globale è ormai letteralmente dominata dalla tendenza disastrosa che bisogna sovvenzionare e salvare alcuni grandi debitori, coloro che a cui viene riconosciuta la capacità di indebitarsi al massimo, anche facendo pagare carissimi prezzi all’efficienza produttiva generale.

Pensiamo solo che attualmente nel mondo esiste una enorme quantità di bond che ha rendimento negativo, circa 17mila miliardi di dollari (un terzo di tutte le emissioni obbligazionarie oggi in circolazione sono finite sotto zero), e che gli unici investitori di questo debito sono banche, fondi pensione e istituzioni obbligate per statuto ad acquistarli, cioè un mercato assoggettato agli esclusivi interessi dei governanti e dei gruppi a essi contigui.

Tornando alla BCE, ormai questa da marzo 2016 ha fissato il costo dell’euro a zero (tasso di riferimento) e da giugno 2014 il tasso sui cosiddetti depositi overnight, cioè i depositi su cui viene remunerata la liquidità in eccesso rispetto ai requisiti regolamentari che gli istituti di credito detengono presso l’istituto centrale, viaggia addirittura sotto zero.

Il costo dell’euro a zero, assieme al Quantitative Easing, ha inabissato i rendimenti dei titoli di Stato di tutta l’Eurozona, permettendo così agli Stati di raccogliere risorse a prezzi artificialmente irrisori e di allungare la scadenza delle loro emissioni, ma erodendo i margini di profitto delle banche; allo stesso tempo, il costo dell’euro a zero impedisce, di fatto, alle banche di offrire interessi più cospicui sui depositi della clientela, cioè ai risparmiatori.

Come detto, sempre la BCE impone da anni un interesse inferiore allo zero sui depositi overnight, il che vuol dire che le banche non solo non ricevono più alcun compenso dall’istituto centrale sulla liquidità in eccesso rispetto ai requisiti regolamentari, ma anzi devono pagare per tenere questa liquidità in eccesso.

Dal 2014 al 2018 la politica sui tassi negativi sui depositi overnight praticata dalla BCE ha generato perdite per oltre 23 miliardi nei conti delle banche dell’Eurozona e soltanto nel 2018 si calcola che il danno causato sia stato di 7,5 miliardi di euro.

Da settembre 2019, la stessa BCE ha abbassato dallo -0,4 allo -0,5 per cento gli interessi su questi depositi anche se, nel contempo, ha introdotto il cosiddetto “tiering”, una sorta di rete di protezione, cioè vengono esentati i depositi fino a un certo ammontare, al fine di non colpire ulteriormente i margini bancari.

I depositi overnight in negativo, finiscono, inoltre, per influire anche sulla dinamica di acquisto dei titoli a rendimento negativo; in tal senso, infatti, acquistare asset con rendimento negativo può apparire per una banca più attraente al confronto di detenere liquidità in eccesso, a maggior ragione se poi questi asset sono titoli, nel caso la situazione economica futura porti a crolli di altri asset, che non facilmente possono perdere il loro status di beni rifugio.

Quanto deciso da Unicredit non è una novità: tassi di interessi negativi sul circolante depositato sul conto corrente, da un certo importo in poi, sono già presenti in Svizzera e in Danimarca, dove sussistono prelievi fino allo 0,75 per cento, (e dove i tassi delle rispettive banche centrali sui depositi overnight raggiungono percentuali ancora più in territorio negativo rispetto all’Eurozona) ma questa scelta era già stata lanciata anche in Eurozona e più precisamente in alcune realtà regionali tedesche – come la berlinese Volksbank, la seconda maggiore banca cooperativa tedesca, che lo scorso settembre ha annunciato che applicherà un prelievo annuo dello 0,5 per cento sui conti correnti sopra i 100mila euro.

Le banche cercano ormai di non subire troppe erosioni della loro redditività, causata proprio da politiche monetarie ultra-accomodanti e pertanto quando aumentare spese, commissioni e riduzioni di personale sembra proprio non bastare, decidono di trasferire alla clientela l’onere di queste stesse politiche monetarie attraverso conti correnti a interesse negativo, seppur, almeno per ora, in maniera non (così) allarmante e (piuttosto) selettiva.

I tassi negativi sui correntisti possono essere anche un assist a favore del settore del risparmio gestito e per i consulenti finanziari, ma ovviamente che ciò possa essere anche un assist a favore di chi investe nel risparmio gestito e soprattutto per l’economia reale questa è tutta un’altra faccenda.

Un mercato tendenzialmente in difficoltà con tassi di interesse a livelli straordinariamente bassi (come quello dell’Eurozona) è anti-logico, il che dovrebbe far intendere chiaramente che i tassi di intesse non stanno più rispecchiando un significato economico, bensì politico, e ciò quindi implica una serie continua di mal-allocazioni del capitale esistente che impediscono che la situazione possa davvero aggiustarsi.

A qualcuno questo però evidentemente non basta e vorrebbe una politica monetaria ancora più ultra- accomodante, e cioè che implichi trasferimenti forzosi dai risparmiatori al sistema bancario di una forza tale da avere un notevole successo nello stimolare la spesa, in particolare quella per investimenti.

L’idea che la gestione di tesoreria sia da indurre all’investimento con spinte più o meno coercitive viene vista come la soluzione dei problemi.

L’idea invece che possa esserci una certa gestione di tesoreria perché sussiste un certo ambiente di incertezza e pesantezza economica generato dagli aspetti strutturali endogeni del mercato, di cui fanno parte naturalmente in modo fondamentale le regolamentazioni e le restrizioni del settore pubblico, non sembra proprio sfiorare certe menti.

Qui il problema non è quello di cercare investimenti come sfogo dei risparmi, ma è quello di garantire un flusso di risparmi onde farne una base non inflazionistica degli investimenti.

Se manca la relazione di equilibrio tra risparmio e investimento per eccesso di consumo, avremo messo in atto solo piani d’investimento avventati, cioè successi strettamente temporanei, e quindi il capitale già investito sarà distrutto dai processi interrotti.

Il pensiero economico dominante attuale e i relativi concetti che guidano la politica monetaria e fiscale affondano le proprie radici nel tralasciare gli aspetti reali per quelli monetari: ragionando in questo modo è impossibile capire che la situazione globale non si trova sostanzialmente ad aver a che fare con un problema di deficienza di spesa per investimenti rispetto al volume dei risparmi, ma con un problema di eccesso di consumo/carenza d’investimento netto indotto proprio da politiche governative e del sistema bancario improvvide rispetto al livello del risparmio reale.

Tornando al nostro Mustier che invoca più coercizione per avere una maggiore efficienza del meccanismo di trasmissione della politica monetaria, in nome di questo fine irrealizzabile in base alla premessa potranno essere compiuti tra i peggiori soprusi e scelleratezze economiche.

Oggi i tassi negativi sul circolante depositato sul conto corrente della clientela sono una realtà ancora marginale (non c’è in essere alcuna rasoiata profonda e ad ampio raggio), ma cosa potrebbe accadere qualora l’attuale situazione economica degenerasse ulteriormente?

Pensiamoci bene, il seguente scenario non è affatto un’opzione irreale.

Se il costo del denaro venisse spinto profondamente sotto zero, cioè tassi profondamente negativi sui prestiti della banca centrale, gli Stati e altri soggetti privilegiati potranno raccogliere risorse a prezzi ancor più artificialmente irrisori di oggi, mentre l’importante erosione dei margini di profitto delle banche provocata da questa scelta ancor più ultra-accomodante, verrà ricompensata creando, con la scusa della lotta all’evasione fiscale, un sistema in cui o viene abolito del tutto il denaro contante oppure un sistema in cui: pressoché tutti i trasferimenti di denaro (non solo quindi gli acquisti) per essere considerati legali dovranno transitare per mezzo del canale bancario; tutti i prelievi di denaro contante saranno sottoposti a commissioni bancarie molto elevate; vengono eliminati tutti i tagli di banconote dal valore nominale medio-alto.

Arrivati a questo punto, non ci dovrebbe essere il bisogno di andare oltre nella spiegazione.

È il mondo completamente alla rovescia che viene desiderato dai (almeno i più rigorosi) pianificatori centrali e dai loro utili idioti, e come tale non può che causare molto male.

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