Contante Libero: il buon senso è sempre preferibile all’utopia

di , pubblicato il 29 ottobre 2015, alle ore 10:48

Il pensiero non può ignorare le parole mediante le quali è suscettibile di essere manifestato.

Quando iniziai la mia battaglia per ContanteLibero sapevo benissimo che la difficoltà maggiore era cercar di far comprendere a più persone possibili quali fossero i reali termini della questione e quale fosse la reale posta in gioco.

Contante Libero non è nato per celebrare l’evasione fiscale ai danni dello Stato italiano o per supportare implicitamente criminalità organizzata, riciclaggio e corruzione.

Contante Libero vuole essere un atto di libertà finalizzato a tenere in vita la coscienza critica e non ribellione finalizzata alla violenza.

Contante Libero nasce per affermare che va bene lo Stato di diritto, ma non va affatto bene lo Stato etico.

Lo Stato di diritto persegue come funzione principale quella di impedire che chiunque possa annichilire la libertà di qualcun altro. Nello Stato di diritto i governanti cercano il più possibile di limitare il proprio potere, conseguentemente non cercano di impossessarsi di quote sempre più alte di libertà altrui, non mirano ad utilizzare il proprio potere per condurre gli esseri umani verso un unico ideale di vita.

Lo Stato etico si ha, invece, nel momento in cui ogni individuo ed ogni coscienza divengono proprietà dello Stato. Lo Stato etico si ha laddove “tutto è nello Stato, niente contro lo Stato, nulla al di fuori dello Stato”. Si è liberi di scegliere, ma poi si precisa che si è liberi di scegliere solo ciò che conforme alla volontà dei propri governanti.

Affinché lo Stato di diritto trascenda completamente in uno Stato etico è sufficiente che i governanti del Paese acquisiscano una qualsiasi forma di controllo economico che nel conferire un totale potere sui mezzi riesce a conferire allo stesso tempo un totale potere sui fini.

Il denaro è l’istituzione sociale per eccellenza. Attraverso il denaro, l’umanità si è potuta economicamente evolvere, superando i limiti imposti dal semplice scambio effettuato per il tramite del baratto. La prima e fondamentale funzione del denaro è quella pertanto di intermediario dello scambio. Il denaro quindi è uno strumento di potere. Attraverso il denaro, le persone si possono sostentare, arricchire e cercare di perseguire i propri fini.

Ora, supponiamo che questo strumento di potere possa essere sempre nella piena disponibilità di alcune persone: i nostri governanti. Allorché il denaro non può essere speso senza che comunque rimanga all’interno del circuito bancario stiamo praticamente consegnando ai nostri governanti un potere ininterrotto e senza limiti sulle risorse di ogni membro della comunità. E’ sufficiente, infatti, che essi emettano un provvedimento cosiddetto legale per appropriarsi immediatamente di quanto si ritiene che serva e questo può essere riproposto con cadenza sistematica. Infondo, basta scrivere che ciò si fa per fini di utilità pubblica e/o di sicurezza collettiva e non si devono così neppure dare troppe spiegazioni.

In questo Paese, un piccolo esempio di quello che può fare un governo quando può accedere senza barriere al denaro degli altri c’è l’ha fornito l’Esecutivo capitanato da Giuliano Amato nella notte tra il 9 ed 10 luglio 1992, con un decreto legge di emergenza che operò un prelievo forzoso ed improvviso del 6 per mille su tutti i depositi bancari degli italiani. Cosa si disse allora? Che era per fini di pubblica utilità. Cosa si è risolto da allora? Niente: lo Stato italiano è rimasta una macchina ipertrofica ed inefficiente. Certo che un provvedimento “così d’urgenza” lo puoi attuare solo sul denaro in formato cifre elettroniche depositato in conti sottoposti alla supervisione statale, non certamente sulle banconote e le monete che i cittadini detengono fisicamente tra le loro ed esclusive mani.

In presenza di una unità monetaria vincolata sia dal corso legale che da quello forzoso (ossia una valuta che non può essere rifiutata per l’estinzione delle obbligazioni pecuniarie nello Stato in cui essa viene emessa, né può essere convertibile in metallo prezioso) e prodotta in condizioni di monopolio, eliminando il relativo contante o anche soltanto impedendo che il relativo contante possa essere impiegato nelle transazioni economiche stiamo di fatto assegnando ai nostri governanti mediante il pieno controllo su un mezzo (il denaro) il potere di decidere dei fini di tutti gli altri in qualsiasi momento.

Un essere umano intelligente è consapevole della propria e dell’altrui fallibilità e della propria e dell’altrui ignoranza. Un essere umano intelligente è consapevole che il potere tende a corrompere ed il potere assoluto tende a corrompere assolutamente. Di conseguenza, un essere umano intelligente sa che la domanda fondamentale da porsi nel rapporto che lega i governati ai governanti, e a cui in seguito dare risposta, non è chi deve comandare, bensì come controllare chi comanda allo scopo di impedire che cattivi governanti o cattive scelte di governo possano arrecare troppo danno a uomini e donne comuni.

In definitiva, ContanteLibero diffida dall’accumulazione di potere sul denaro, perché sa che ogni potere, che non viene temperato nei suoi limiti da contrappesi, si fa senz’altro abuso.

Nel continuare questa mia riflessione adesso voglio iniziare ad avvalermi di un articolo di Milena Gabanelli apparso sul Corriere della Sera del 21 ottobre 2015 dal titolo “Evasione, turismo e commercianti. Gli imbarazzi del contante a 3000 e”.

Scrive la Gabanelli:

il trattato di Maastricht dice che quando un’eccessiva circolazione di contante costituisce un problema, ogni Paese può decidere come e quanto limitarne l’uso. Quindi ogni Paese deve fare i conti con la propria realtà interna. Pertanto: A) quando diciamo di volerci uniformare agli altri Paesi, bisogna elencare «quali Paesi», senza prescindere dai dati sull’evasione (dove l’Italia è seconda solo alla Grecia) e da quelli sul sommerso, che in Italia è del 21%; mentre in Francia è del 10,8, in Inghilterra del 9,6, in Germania del 13,3, in Olanda del 9,2, in Austria del 7,8, in Spagna del 18. Vuol dire che i cittadini di questi Paesi sono tendenzialmente un po’ più onesti, e le loro amministrazioni in grado di esercitare un miglior controllo. I Paesi che invece hanno zone grigie più elevate sono: Grecia, Romania, Bulgaria, Croazia, Messico. Sono modelli a cui tendere?

Un problema per chi, per cosa? Questa frase è pressoché priva di significato, ma cerca maliziosamente di far passare il messaggio che “indipendentemente dall’ammontare delle richieste tributarie”, meno evasione fiscale c’è più l’economia di un Paese è ben funzionante. Tuttavia, questo messaggio subliminale è tutto fuorché una verità incontrovertibile.

Un’economia in sana e robusta costituzione pretende una forte tutela dei diritti di proprietà e auto proprietà degli individui, un carico ed una struttura del sistema fiscale e burocratico tendente al meno e non al più, la stabilità delle norme e la loro certezza interpretativa, una durata relativamente breve dei contenziosi. Analizzando nell’insieme questi fattori si può capire dove si situa la salute di un sistema economico. I dati sull’evasione fiscale ci dicono soltanto che certe risorse sfuggono al controllo ed alla tassazione dell’apparato statale, ma non ci raccontano l’andamento economico di un Paese, e nemmeno ci dicono il perché si vuole sottrarre alla mano dello Stato queste risorse.

A volte non basta avere dei dati per avere anche delle informazioni inequivocabilmente utili. Fonte Cgia di Mestre, in Italia l’economia sommersa vale il 21,1 per cento in rapporto al PIL ed in Francia solo il 9,9. Ciò nonostante, in Germania che il sommerso vale il 13 per cento del PIL l’andamento economico del Paese è da tutti considerato migliore non solo di quello italiano, ma anche di quello francese. Dimenticavo, in Germania non ci sono limiti all’utilizzo del denaro contante, al contrario di Italia e Francia che hanno posto, in tal senso, limiti decisamente invasivi della libertà individuale. Dimenticavo, uno studio del 2012 della Bundesbank (la Banca centrale tedesca) definisce il cash, il contante, come “il mezzo di pagamento più comodo, veloce, accettato, rispettoso della privacy, economico, trasparente”.

Lo Stato si pone dei fini. Tra questi vi è la lotta all’evasione fiscale ed il contrasto alla criminalità. Malgrado ciò, in base alle direttive di uno Stato di diritto, nel perseguire questi fini non può essere considerato accettabile di tutto e di più. Sarebbe liberticida e tribale privare della libertà di parola l’intera comunità perché qualcuno della stessa ha abusato di tale libertà. Sarebbe liberticida e tribale privare della libertà di utilizzo dei social network l’intera comunità perché qualcuno della stessa ha usato questi media per compiere un reato contro altra persona. Sarebbe liberticida e tribale se per prevenire e sconfiggere la violenza domestica si costringessero tutte le persone ad avere telecamere sempre accese in ogni stanza della propria casa e collegate con gli uffici della Questura di zona. E’ liberticida e tribale sancire che una modalità di pagamento seppur voluta dalla libera interazione sociale e non lesiva in linea di principio dei diritti di proprietà di alcuno non debba essere utilizzata o utilizzata unicamente in modiche dosi solo perché il suo uso potrebbe porsi in contrasto con l’attività di riscossione dei tributi.

I fini non giustificano per forza di cose i mezzi; qualora così non fosse si lascerebbe alle persone un unico diritto nei confronti dell’autorità costituita, ossia quello di ubbidire.

Quando si afferma poi che non c’è correlazione diretta tra uso del contante ed evasione fiscale si dice cosa vera. Il contante è solo un mezzo attraverso il quale poter produrre evasione fiscale, non la causa dell’evasione, e se per questo forse neanche il mezzo principale dato che la realtà ci racconta che la “grande evasione” tende a non impiegare il denaro contante, bensì sovra e sotto fatturazioni e altri stratagemmi contabili. Detto quanto, ci si deve successivamente seriamente interrogare sul perché gli individui tendono ad evadere: per un cittadino “normale”, vale a dire non dedito normalmente a compiere alcuna attività criminale, la sensazione che si ha dell’utilità dei tributi pagati in relazione alla qualità dei servizi statali resi è probabilmente il motivo principale. Nondimeno, non si possono trascurare, in alcuni casi, neanche motivazioni legate alla mera sopravvivenza; si lavora innanzitutto per vivere e non per ossequiare regole che per quanto permeate dall’attributo della legalità non possono trovare posto all’interno di talune contingenze economiche personali.

Per correttezza intellettuale, oltre a chiedersi se sono modelli a cui tendere quei Paesi con elevate zone di “ricchezza non dichiarata”, la Gabanelli dovrebbe contemporaneamente chiedersi se sono modelli a cui tendere Paesi come Italia e Francia dove – secondo lo studio Paying Taxes 2015 realizzato dalla società di consulenza legale e fiscale PricewaterhouseCoopers in collaborazione con il World Bank Group – il peso complessivo del fisco che un’azienda è costretta a subire è pari rispettivamente al 65,4 ed al 66,6 per cento del reddito prodotto dalla stessa azienda.

Se si contrasta l’evasione fiscale con l’intento principale di non deprimere il sistema economico nel suo complesso occorre necessariamente muoversi nella direzione di un’organizzazione statale che si direzioni regolarmente verso un contenimento delle sue pretese tributarie e dei divieti. Se, invece, si contrasta l’evasione fiscale con l’intento principale di garantire che lo status quo di diritti acquisiti, di prebende e di posizioni di potere arbitrario possano continuare a sostenersi nonostante che il mondo produttivo stia dicendo di voler quantomeno una drastica riduzione di questi aspetti, è sufficiente che lo Stato instauri e faccia efficacemente funzionare un regime di terrore tributario permanente. Ma uno Stato che a prescindere antepone un incremento della sua capacità di ottenere risorse al dispiegamento delle libertà individuali scoprirà ben presto che con cittadini ridotti alla schiavitù non si possono compiere cose veramente grandi: nell’istante in cui un individuo si accorge di essere più vicino ad uno schiavo che ad una persona con diritti e doveri egli, se non può in alcun modo sottrarsi da questa condizione, inizierà a lavorare quanto basta per non essere punito e non certo per dare costantemente il meglio di sé.

Sempre la Gabanelli, nell’esprimere il suo dissenso verso l’innalzamento della soglia per l’utilizzo del contante, scrive:

La modernità va in un’altra direzione, corre verso una politica che agevola i grandi progetti industriali necessari a produrre lavoro, e quindi stipendi con cui rimettere in moto l’economia.

Non so cosa voglia intendere di preciso la Gabanelli per modernità. Certamente, la libertà dei singoli individui è necessaria per il buon funzionamento della più ampia società. Di conseguenza, se per moderno si intende mettere al centro delle relazioni economiche la libertà di scelta dell’individuo si sta prendendo la strada verso un mondo economico ben funzionante. Diversamente, se per modernità si intende seguire la credenza per cui attraverso una sistematica coercizione forzosa a priori si riuscirebbe a conseguire una libertà più alta e mediante questa un mondo economico meglio funzionante possiamo essere sicuri di assistere sempre al predominio della legge della giungla e/o del caos economico.

L’incremento del potere statale è parallelamente accompagnato da una riduzione di quello individuale. Chi crede che il primo potere debba essere più ampio del secondo, chi crede che la politica debba assurgere a ruolo di variabile guida delle relazioni umane e non limitarsi, piuttosto, ad un ruolo complementare crede, nel contempo, che si possa dar vita a società perfette. Costui è un’utopista ed in ogni utopista si cela un totalitarista, cioè una persona che è pronta a sacrificare i diritti della generazione presente per mondi di perfezione che in ogni caso non verranno mai raggiunti.

Conferendo ai propri governanti enormi poteri, e non importa se essi siano stati eletti democraticamente o meno, si finisce inevitabilmente per mortificare la fonte di ogni progresso, vale a dire le libere azioni individuali. Questo, in sostanza, è l’insegnamento che vuole trasmettere ContanteLibero.

Il BLOG di Contante Libero è uno spazio "aperto" in cui tutti i blog che aderiscono all'iniziativa CONTANTE LIBERO possono esprimere liberamente la propria "peculiare" visione sul tema. CONTANTE LIBERO non è un monolito, bensì tante realtà diverse che hanno deciso di unirsi per affrontare una specifica battaglia in comune.